giovedì 31 luglio 2014

Da Montelanico al Campo di Segni fino all'Altopiano di Collemezzo


La passeggiata inizia dal paese di Montelanico da dove si prende la strada provinciale che porta al paese di Segni. Qui arrivati si prosegue prendendo la “strada dei cavalli”, un’antica mulattiera che conduce all’altopiano carsico denominato “Campodi Segni”. Qui, appena inoltrati in una splendida faggeta. si prende un sentiero che, costeggiando il “Funno gliò Vallone”, un fosso interposto tra Monte Lupone e la Punta dei Briganti, porta verso le località “Ponta gli Favi” e “Camartino” (quota 870 m), uno dei più alti castagneti dei Monti Lepini. Proseguendo per lo stesso sentiero si arriva al "Campo di Montelanico" fino all’altopiano di Collemezzo in località “Puzzo Novo” dove si possono osservare, se si è fortunati, alcuni esemplari di tritone. Qui termina la passeggiata in un bosco di faggi e querce secolari.

Quota partenza: 300 m
Quota massima: 880 m
Dislivello totale: 580 m
Difficoltà: media
Distanza: 14.000 m
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Tempo totale: 4h 30min
Ascesa: 4h 30min
Sosta pranzo: 1h 00min
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Itinerario
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Profilo altimetrico
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Immagine 3D

mercoledì 23 aprile 2014

Giornata del pellegrino

L'Associazione Pro Loco del Comune di Montelanico in collaborazione con l'Associazione per la Tutela dell'Altopiano di Collemezzo e l'Associazione "Le Cese" di Segni hanno organizzato, per il giorno 31 maggio 2014, la Giornata del Pellegrino.

Via Francigena - Giornata del Pellegrino. Montelanico - Segni - Montelanico

Dall'abitato di Montelanico si va in direzione Campo di Montelanico. In prossimità di "Croce Scaccia" si prende la mulattiera che, dopo una breve deviazione presso le mura del castello di Collemezzo, conduce al campo di Montelanico. Dalla località “Puzzo Novo”, seguendo il sentiero in direzione nord-ovest, si arriva in una faggeta secolare in località “Ponta glì Favi”. Continuando in salita verso ovest, si raggiunge la località “Camartino”, uno dei più alti castagneti dei Monti Lepini (870 m). Si prosegue quindi nella stessa direzione costeggiando il “Funno gliò Vallone”, un fosso interposto tra Monte Lupone e la Punta dei Briganti, fino ad arrivare al Campo di Segni, uno dei più ampi pianori carsici dei Monti Lepini. Si prosegue prendendo un'antica mulattiera che conduce alla città di Segni, quindi attraverso la strada provinciale si ritorna a Montelanico.

Fra il Campo di Segni e il Campo di Montelanico, fino al primo dopoguerra, era segnalata la presenza dello scoiattolo “jattarione”. Nel “Puzzo Novo” si possono osservare alcuni esemplari di tritone. Nel Campo di Segni è presente un esemplare secolare di “carpinus betulus” catalogato dal Corpo Forestale dello Stato. La vegetazione prevalente é costituita da querce, faggi e castagni.
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Quota partenza: 300 m
Quota massima: 880 m
Dislivello totale: 580 m
Difficoltà: media
Distanza: 16.000 m
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Tempo totale: 4h 00min
Ascesa: 4h 30min
Discesa: 3h 30min
Sosta pranzo: 1h 00min
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Itinerario
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Profilo altimetrico
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Immagine 3D

venerdì 4 aprile 2014

Escursione a Pasquetta

L'Associazione Pro Loco del Comune di Montelanico e l'Associazione per la Tutela dell'Altopiano di Collemezzo hanno organizzato, per il giorno 21 aprile 2014, un'escursione che passa attraverso I boschi di Montelanico

I boschi di Montelanico

Dall’abitato di Montelanico si percorre la strada che porta verso il Campo di Montelanico e dopo circa 2 km, in località “Cesa della Madonna”, si parcheggiano le auto. Qui inizia il sentiero che attraversando il “Fosso Santiagni” sale in direzione Sud. Terminata la salita, è visibile la “Piazza Carbonèra”, un sito dove, nel secolo scorso, veniva prodotto il carbone. Il sentiero prosegue verso Nord-Ovest attraversando un bosco di leccio e, seguendo un piccolo fosso, raggiunge la località di “Campo de Fiori”. Qui sono visibili i resti di un antico insediamento molto probabilmente di epoca romana. L’escursione prosegue in direzione Sud-Ovest, sempre all’interno del bosco, fino ad incontrare una radura denominata la “Cesa Cardinale”. Da qui si prosegue in direzione Nord-Ovest verso il maestoso bosco del Centrito dove sono ben visibili i resti di antiche strutture pastorali e di un antico monastero benedettino”. Durante l’ascesa è visibile un panorama sull’abitato di Montelanico, le vette di Monte Lupone e della Punta dei Briganti. Dopo aver costeggiato i resti di alcuni antichi recinti, si arriva alla pantana di “Colle La Costa”, caratteristica per i cippi bianchi che indicavano gli antichi confini tra i comuni di Montelanico e Carpineto Romano oltre ad uno splendido panorama sul Monte Capreo. L’escursione prosegue seguendo un costone verso la località di “Calovella”, e da qui verso il “Fosso di Vallerino” da dove si prende un tratturo che porta verso l’altopiano di “Collemezzo”. Da questa località, attraverso il sentiero che, dall’abitato di Montelanico, raggiungeva il Campo di Montelanico, si arriva alla “Croce Scaccia” dove termina l’escursione.

Quota partenza: 350 m
Quota massima: 800 m
Dislivello totale: 550 m
Difficoltà: facile
Distanza: 12.000 m
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Tempo totale: 06h 00min
Ascesa: 3h 30min
Discesa: 1h 30min
Sosta pranzo: 1h 00min
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Itinerario
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Profilo Altimetrico
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Immagine 3D
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(riproduzione riservata)

mercoledì 16 ottobre 2013

Montelanico. 51ma edizione della "Sagra della Castagna"


Il 18, 19 e 20 ottobre 2013 si terrà a Montelanico la 51ma edizione della "Sagra della Castagna"

Programma 
 
Venerdì 18 Ottobre
ore 19:00 

- Apertura stand gastronomici in Piazza Vittorio Emanuele II e lungo le strade del Centro Storico

Sabato 19 Ottobre
 

ore 14:30 
- Apertura mostre di castagne, marroni e artigianato ed esposizione dei lavori realizzati dagli alunni delle Scuole di Montelanico
- Apertura mostra "Montelanico 1943/1944, per non dimenticare", a cura dell'Ass.ne Montelanico 1943/1944, Ass.ne Ex Combattenti di Montelanico, in Piazza Cavour
ore 17:00 

- Spettacolo musicale itinerante con i Compari delle cantine
ore 21:00

- Spettacolo musicale con i Parquaria Gruppo Folk, in Piazza Vittorio Emanuele II

Domenica 20 Ottobre
ore 08:00

Timbratura delle tele partecipanti al Concorso di Pittura Estemporanea “Il Riccio d'Oro
ore 10:00

Apertura mostre di castagne, marroni e artigianato ed esposizione dei lavori realizzati dagli alunni delle Scuole di Montelanico.
- Apertura mostra "Montelanico 1943/1944, per non dimenticare", a cura dell'Ass.ne Montelanico 1943/1944, Ass.ne Ex Combattenti di Montelanico, in Piazza Cavour.
ore 10:30 

- Apertura mostra micologica a cura dell'Associazione Micologica "Lepina", in Piazza Vittorio Emanuele II
ore 12:30

- Sfilata storica dei Rioni di Montelanico con la presentazione di un Saltarello Medievale ed esibizione del Gruppo Sbandieratori e Musici dei 7 Rioni Storici di Carpineto Romano, in Piazza Vittorio Emanuele II e per le strade del Centro Storico
ore 15:00

- Spettacolo musicale itinerante con i Murga
ore 15:30

- Apertura mostra delle tele partecipanti al Concorso di Pittura Estemporanea “Il Riccio d'Oro
ore 16:00

Spettacolo musicale itinerante con i Ritmi Popolari
ore 17:00 

- Premiazione dei quadri partecipanti al Concorso di Pittura Estemporanea “Il Riccio d'Oro” - Spettacolo musicale itinerante con gli Estremamente
ore 18:00

Estrazione di una tombola di euro 1.000,00 (quaterna euro 200,00; cinquina euro 300,00; tombola euro 500,00)
ore 20:00 

- Spettacolo musicale con i Brigallè, in Piazza Vittorio Emanuele II

mercoledì 28 agosto 2013

Montelanico. Fontana del Biondi


Monti Lepini - Montelanico - Fontana del Biondi

lunedì 29 aprile 2013

Orchidea purpurea


Uno splendido esemplare di orchidea purpurea che a primavera é possibile ammirare sui Monti Lepini
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(riproduzione riservata)

domenica 14 aprile 2013

Bucaneve



Una suggestiva immagine di un bucaneve, un fiore presente in molte località dei Monti Lepini

venerdì 5 aprile 2013

Scilla silvestre


Una bella immagine della scilla silvestre

mercoledì 20 marzo 2013

venerdì 28 dicembre 2012

Buon 2013



Tanti Auguri di Buon 2013 a tutti i lettori

Lo Staff di PSML

giovedì 27 dicembre 2012

Dal Campo di Montelanico a Monte Lupone. Immagine 3D



Monti Lepini. Escursione. Dal Campo di Montelanico a Monte Lupone. Immagine 3D
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Dettaglio escursione
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Itinerario
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Profilo Altimetrico

martedì 11 dicembre 2012

lunedì 10 dicembre 2012

mercoledì 5 dicembre 2012

La produzione del carbone



Se ci avventura nei boschi di leccio fino ad arrivare, alle quote più alte, ai boschi di faggio, è possibile incontrare grandi spiazzi anneriti da resti di carbone a volte sorretti da muri a secco nelle parti più scoscese: le “piazze carbonere”. Questi siti venivano sfruttati a cicli di 20 anni, per la produzione di carbone. Erano quasi sempre collegate al bosco da sentieri sterrati. La “piazza carbonera”, prima della costruzione della carbonaia, veniva livellata per avere una corretta combustione. Al centro veniva costruito il “castelletto” ovvero un camino, con una serie di quadrati di legna sovrapposti. Addosso al castelletto veniva appoggiata in modo verticale e posta a raggera la legna più grande e successivamente quella più piccola per favorire più possibilmente combustione, fino a che la carbonaia non assumeva la forma di una capanna. La carbonaia veniva quindi ricoperta da zolle di terra, frasche e foglie, quindi forata con un bastone per far entrare l’aria necessaria alla combustione. Una volta completata la carbonaia veniva accesa dal “castelletto”, salendo con una scala di legno a pioli, con legna precedentemente accesa. Il camino veniva quindi chiuso con alcuni pezzi di legna ricoperti con grandi zolle di terra. Tre o quattro volte al giorno si alimentava la carbonaia dal camino e la stessa veniva continuamente sorvegliata giorno e notte perchè soggetta a incendio. Dopo circa dieci giorni il capo carbonaro stabiliva, dal colore del fumo e dalla compattezza della carbonera, se il carbone era pronto. Si procedeva quindi alla fase della “scarbonatura”. La tecnica dipendeva dalla grandezza della carbonera. Se era di piccole dimensioni la scarbonatura poteva essere fatta in un giorno, togliendo man mano le toppe di terra aiutandosi con un rastrello di ferro e ricoprendo di terra più sottile il carbone. Successivamente il carbone veniva diviso dalla terra aiutandosi con un rastrello più grande di legno e accompagnato dentro recipienti di forma bassa e larghi con un lato mancante, costruiti con corteccia d’albero intrecciata (“vagli”) e quindi stoccato in grosse balle di juta. Si usavano anche altri recipienti fatti sempre con la corteccia intrecciata (“corvelli”) che avevano la forma di un secchio. Se invece la carbonera era grande, la “scarbonatura” veniva fatta in più giorni, tenendo presente di ricoprire di toppe di terra la parte della carbonera rimasta scoperta per la scarbonatura dei giorni successivi, per evitare l’incendio. La macchia cedua, veniva tagliata a cicli di venti anni. Prima del taglio si procedeva alla martellatura, che consisteva segnare alberi che non dovevano essere tagliati (“guide o matricine”). Si procedeva quindi alla pulitura dei tronchi da rovi e arbusti per mezzo di roncole e piccole scuri, compito spesso affidato ai più giovani. Infine si iniziava a tagliare gli alberi, usando accette o una lunga sega a mano denominata “stroncone”. Per sezionare il tronco e i rami si usavano strumenti come lo stronconcino, la scure e la roncola. La legna tagliata veniva condotta verso la carbonaia (costruita in un punto più basso rispetto al bosco) a mano avvicinandola un pò alla volta con piccoli lanci, oppure trasportata a spalla, con l’aiuto di in bastone a forma di forcina (“aseno”). 
Fonte: sulla base delle testimonianze di Pasqua Trulli, Maria Stirpe, Maurizio De Carolis.

venerdì 30 novembre 2012

L'alimentazione dei carbonari



La famiglia si alimentava con pane e pasta fatte sul luogo, polenta, cereali, aringhe, alici, carne essiccata o conservata in recipienti sotto aceto, cacciagione, uova prodotte sul luogo, latte di capra.
Una tecnica di caccia era quella di osservare dove gli uccelli andavano a dormire (“ndo ievano a pullo”) poi  la notte si andava a caccia con la lampada a carburo che veniva utilizzata per accecare i volatili e con l’aiuto di una pala si procedeva a colpire gli uccelli. All’esterno della capanna era presente anche un piccolo orto, ricavato su una piazza carbonera in disuso che veniva innaffiato con acqua proveniente da un precedente utilizzo. Oltre alla verdura prodotta nell’orto, si mangiavano molte insalate selvatiche, germogli freschi di “vidagghi”, mangiati lessati e ripassati con aglio e olio, germogli di rovo e un tipo di carlina “cardo santo” (carlina zolfina). Fra i legumi selvatici le fave (“favucce”) e i piselli. Come frutta veniva mangiata quella offerta dal bosco: pere e mele selvatiche, ciliegie, more, sorbe, bacche di rosa selvatica, nocciole, cornioli e faggiole (frutti del faggio). Venivano anche allevati alcuni animali da cortile: galline, conigli, tre o quattro capre, maiale. Dopo la realizzazione della capanna si procedeva alla costruzione del forno che veniva realizzato costruendo un muro a secco circolare fino ad arrivare ad una altezza di circa un metro, all’interno veniva riempito di terra sulla quale poste alcune lastre di pietra quindi si proseguiva ancora con il muro a secco fino a ricoprire le lastre a forma di cupola e lasciando una apertura per introdurre la legna e quindi il pane da cuocere; la bocca veniva chiusa con una lamiere oppure con una lastra di pietra. La capienza del forno era di circa 10 -12 pagnotte di pane. La natura del territorio dei Monti Lepini è carsica e scarseggia di corsi di acqua e sorgenti. Per il rifornimento di acqua, bambini e donne,  dovevano fare chilometri per trovare una fonte. Per il trasporto dell’acqua si utilizzavano recipienti di legno a forma di botticelle “coppelle”. Veniva raccolta anche l’acqua piovana dalle lamiere del tetto della capanna, oppure conficcando lamine di ferro sui fusti degli alberi in modo da raccogliere l’acqua piovana che scorreva sul tronco. Un altro sistema era quello di ammucchiare la neve in grosse buche naturali ("pozzi della neve") dove veniva sezionata, e trasportata alla capanna.
Fonte: sulla base delle testimonianze di Pasqua Trulli, Maria Stirpe, Maurizio De Carolis. 

giovedì 22 novembre 2012

La piazza carbonera


Una immagine di una antica piazza carbonera

venerdì 16 novembre 2012

La capanna dei carbonari sui Monti Lepini



La grandezza della capanna dei carbonari dei Monti Lepini dipendeva dal numero di persone che doveva ospitare (in genere più di dieci familiari) ed era quindi di circa trenta o quaranta metri quadrati. Essa veniva costruita conficcando sei pali a forma di “forcina” di cui quattro laterali e due centrali. Quelli centrali erano più alti. I pali erano sormontati da altri sette pali (“le cordelle”).  Per la costruzione del tetto venivano inseriti alcuni paletti di legno fra le cordelle e alla fine le lamiere. Le pareti della capanna erano costituite da rami e pali  ricoperti con le zolle di terra fino all’altezza di circa un metro e mezzo. La parte rimanente era coperta con frasche e felci. La porta era costituita da grandi tavole costruite sul luogo. All’interno veniva composto il letto denominato “ravazzola”, conficcando pali per terra e realizzando una sorta di soppalco dove veniva posizionato il materasso realizzato con sacco riempito con le “spruglie”, materiale che ricopre le pannocchie del mais. All’interno della capanna era presente il focolare che veniva acceso su una o due lastre  di calcare (“pianice”). Liberando la pianice delle ceneri e dalle braci si poneva a cuocere una pizza di mais o farina, ricoprendola con un capiente coperchio di metallo (“jò coppo”) oppure con foglie di castagno o di broccolo, ricoprendo il tutto con braci ardenti e cenere calda. Nella capanna era presente anche un tavolo e dei ciocchi di legno per sedersi. Come ripostiglio per i generi alimentari si usavano dei grandi cassoni di legno rialzati da terra. Per l’illuminazione si usava la lampada a carburo: (“la scintilena”). All’esterno della capanna su alcuni alberi venivano ricavati dei fori e conficcati delle aste di legno sui quali venivano appoggiate alcune tavole, questi servivano come sostegno per utensili da cucina e altre cose. Alcuni utensili venivano costruiti dagli stessi carbonari, ad esempio scife e scifelle tavola per stendere la sfoglia “spianatora” (recipienti di legno utilizzati a scopo alimentare) realizzati con l’ascia, grosse forchette di legno, palette di legno, mattarello (utilizzate per cucinare). All’esterno della capanna era presente anche un tavolo.
Sulla base delle testimonianze di Pasqua Trulli, Maria Stirpe, Maurizio De Carolis.