Sorto nel secolo XII su di un pianoro lepino a controllo delle vie della transumanza verso la valle del Sacco e la palude pontina, appartenne ai Canonici Lateranensi e poi ai Conti di Ceccano. Ricordato da una bolla pontificia dell'anno 1182, il suo feudatario fu presente alla donazione all'abbazia benedettina in Villamagna dell'oratorio di san Tommaso in Carpineto Romano. In una contestazione confinaria con la vicina comunità di Norma, designarono arbitro Gregorio di Stefano abate di sant'Angelo di Monte Mirteto e Nicola priore di sant'Antonio in Carpineto, come anche per identica situazione, venne nominato paciere l'abate di santo Stefano di Valvisciolo carpinetano. Il feudatario di Collemezzo, durante il pontificato di Bonifacio VIII si schierò con i ghibellini e partecipò allo schiaffo di Anagni, subendo successivamente l'ira dei Caetani che nell'anno 1313 lo distrussero parzialmente. La loro irrequietezza fu fonte di successive guerre confinarie, tra cui quella degli abitanti di Cori che "pieni di vendette per l'offese ricevute, marciarono militarmente a danno di quel castello, che presero, bruciarono e distrussero devastando i campi occidendo gli agricoltori".
mercoledì 24 settembre 2014
sabato 23 agosto 2014
giovedì 31 luglio 2014
Da Montelanico al Campo di Segni fino all'Altopiano di Collemezzo
La passeggiata inizia dal paese di Montelanico da dove si prende la strada provinciale che porta al paese di Segni. Qui arrivati si prosegue prendendo la “strada dei cavalli”, un’antica mulattiera che conduce all’altopiano carsico denominato “Campodi Segni”. Qui, appena inoltrati in una splendida faggeta. si prende un sentiero che, costeggiando il “Funno gliò Vallone”, un fosso interposto tra Monte Lupone e la Punta dei Briganti, porta verso le località “Ponta gli Favi” e “Camartino” (quota 870 m), uno dei più alti castagneti dei Monti Lepini. Proseguendo per lo stesso sentiero si arriva al "Campo di Montelanico" fino all’altopiano di Collemezzo in località “Puzzo Novo” dove si possono osservare, se si è fortunati, alcuni esemplari di tritone. Qui termina la passeggiata in un bosco di faggi e querce secolari.
Quota partenza: 300 m
Quota massima: 880 m
Dislivello totale: 580 m
Difficoltà: media
Distanza: 14.000 m
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Tempo totale: 4h 30min
Ascesa: 4h 30min
Sosta pranzo: 1h 00min
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Itinerario
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Profilo altimetrico
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Immagine 3D
mercoledì 23 aprile 2014
Giornata del pellegrino
L'Associazione Pro Loco del Comune di Montelanico in collaborazione con l'Associazione per la Tutela dell'Altopiano di Collemezzo e l'Associazione "Le Cese" di Segni hanno organizzato, per il giorno 31 maggio 2014, la Giornata del Pellegrino.
Via Francigena - Giornata del Pellegrino. Montelanico - Segni - Montelanico
Dall'abitato di Montelanico si va in direzione Campo di Montelanico. In prossimità di "Croce Scaccia" si prende la mulattiera che, dopo una breve deviazione presso le mura del castello di Collemezzo, conduce al campo di Montelanico. Dalla località “Puzzo Novo”,
seguendo il sentiero in direzione nord-ovest, si arriva in una faggeta
secolare in località “Ponta glì Favi”. Continuando in salita verso
ovest, si raggiunge la località “Camartino”, uno dei più alti castagneti
dei Monti Lepini (870 m). Si prosegue quindi nella stessa direzione
costeggiando il “Funno gliò Vallone”, un fosso interposto tra
Monte Lupone e la Punta dei Briganti, fino ad arrivare al Campo di Segni, uno dei più ampi pianori carsici dei Monti Lepini. Si prosegue prendendo un'antica mulattiera che conduce alla città di Segni, quindi attraverso la strada provinciale si ritorna a Montelanico.
Fra il Campo di Segni e il Campo di Montelanico, fino al primo dopoguerra, era segnalata la presenza dello scoiattolo “jattarione”. Nel “Puzzo Novo” si possono osservare alcuni esemplari di tritone. Nel Campo di Segni è presente un esemplare secolare di “carpinus betulus” catalogato dal Corpo Forestale dello Stato. La vegetazione prevalente é costituita da querce, faggi e castagni.
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Quota partenza: 300 m
Quota massima: 880 m
Dislivello totale: 580 m
Difficoltà: media
Distanza: 16.000 m
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Tempo totale: 4h 00min
Ascesa: 4h 30min
Discesa: 3h 30min
Sosta pranzo: 1h 00min
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Itinerario
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Profilo altimetrico
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Immagine 3D
Fra il Campo di Segni e il Campo di Montelanico, fino al primo dopoguerra, era segnalata la presenza dello scoiattolo “jattarione”. Nel “Puzzo Novo” si possono osservare alcuni esemplari di tritone. Nel Campo di Segni è presente un esemplare secolare di “carpinus betulus” catalogato dal Corpo Forestale dello Stato. La vegetazione prevalente é costituita da querce, faggi e castagni.
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Quota partenza: 300 m
Quota massima: 880 m
Dislivello totale: 580 m
Difficoltà: media
Distanza: 16.000 m
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Tempo totale: 4h 00min
Ascesa: 4h 30min
Discesa: 3h 30min
Sosta pranzo: 1h 00min
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Itinerario
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Profilo altimetrico
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Immagine 3D
venerdì 4 aprile 2014
Escursione a Pasquetta
L'Associazione Pro Loco del Comune di Montelanico e l'Associazione per la Tutela dell'Altopiano di Collemezzo hanno organizzato, per il giorno 21 aprile 2014, un'escursione che passa attraverso I boschi di Montelanico
I boschi di Montelanico
Quota partenza: 350 m
Quota massima: 800 m
Dislivello totale: 550 m
Difficoltà: facile
Distanza: 12.000 m
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Tempo totale: 06h 00min
Ascesa: 3h 30min
Discesa: 1h 30min
Sosta pranzo: 1h 00min
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Itinerario
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Profilo Altimetrico
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Immagine 3D
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(riproduzione riservata)
mercoledì 16 ottobre 2013
Montelanico. 51ma edizione della "Sagra della Castagna"
Il 18, 19 e 20 ottobre 2013 si terrà a Montelanico la 51ma edizione della "Sagra della Castagna"
Programma
Venerdì 18 Ottobre
ore 19:00
- Apertura stand gastronomici in Piazza Vittorio Emanuele II e lungo le strade del Centro Storico
Sabato 19 Ottobre
ore 14:30
- Apertura mostre di castagne, marroni e artigianato ed esposizione dei lavori realizzati dagli alunni delle Scuole di Montelanico
- Apertura mostra "Montelanico 1943/1944, per non dimenticare", a cura dell'Ass.ne Montelanico 1943/1944, Ass.ne Ex Combattenti di Montelanico, in Piazza Cavour
ore 17:00
- Spettacolo musicale itinerante con i Compari delle cantine
ore 21:00
- Spettacolo musicale con i Parquaria Gruppo Folk, in Piazza Vittorio Emanuele II
Domenica 20 Ottobre
ore 08:00
- Timbratura delle tele partecipanti al Concorso di Pittura Estemporanea “Il Riccio d'Oro”
ore 10:00
- Apertura mostre di castagne, marroni e artigianato ed esposizione dei lavori realizzati dagli alunni delle Scuole di Montelanico.
- Apertura mostra "Montelanico 1943/1944, per non dimenticare", a cura dell'Ass.ne Montelanico 1943/1944, Ass.ne Ex Combattenti di Montelanico, in Piazza Cavour.
ore 10:30
- Apertura mostra micologica a cura dell'Associazione Micologica "Lepina", in Piazza Vittorio Emanuele II
ore 12:30
- Sfilata storica dei Rioni di Montelanico con la presentazione di un Saltarello Medievale ed esibizione del Gruppo Sbandieratori e Musici dei 7 Rioni Storici di Carpineto Romano, in Piazza Vittorio Emanuele II e per le strade del Centro Storico
ore 15:00
- Spettacolo musicale itinerante con i Murga
ore 15:30
- Apertura mostra delle tele partecipanti al Concorso di Pittura Estemporanea “Il Riccio d'Oro”
ore 16:00
- Spettacolo musicale itinerante con i Ritmi Popolari
ore 17:00
- Premiazione dei quadri partecipanti al Concorso di Pittura Estemporanea “Il Riccio d'Oro” - Spettacolo musicale itinerante con gli Estremamente
ore 18:00
- Estrazione di una tombola di euro 1.000,00 (quaterna euro 200,00; cinquina euro 300,00; tombola euro 500,00)
ore 20:00
- Spettacolo musicale con i Brigallè, in Piazza Vittorio Emanuele II
mercoledì 28 agosto 2013
lunedì 29 aprile 2013
Orchidea purpurea
Uno splendido esemplare di orchidea purpurea che a primavera é possibile ammirare sui Monti Lepini
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(riproduzione riservata)
domenica 14 aprile 2013
venerdì 5 aprile 2013
mercoledì 20 marzo 2013
venerdì 28 dicembre 2012
giovedì 27 dicembre 2012
Dal Campo di Montelanico a Monte Lupone. Immagine 3D
Monti Lepini. Escursione. Dal Campo di Montelanico a Monte Lupone. Immagine 3D
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Dettaglio escursione
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Itinerario
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Profilo Altimetrico
martedì 11 dicembre 2012
lunedì 10 dicembre 2012
mercoledì 5 dicembre 2012
La produzione del carbone
Se ci avventura nei boschi di leccio
fino ad arrivare, alle quote più alte, ai boschi di faggio, è possibile
incontrare grandi spiazzi anneriti da resti di carbone a volte sorretti da muri
a secco nelle parti più scoscese: le “piazze carbonere”. Questi siti venivano sfruttati a cicli di 20 anni, per la produzione
di carbone. Erano quasi sempre collegate al bosco da sentieri sterrati. La “piazza carbonera”, prima della
costruzione della carbonaia, veniva livellata per avere una corretta
combustione. Al centro veniva costruito il “castelletto”
ovvero un camino, con una serie di quadrati di legna sovrapposti. Addosso al
castelletto veniva appoggiata in modo verticale e posta a raggera la legna più grande
e successivamente quella più piccola per favorire più possibilmente combustione,
fino a che la carbonaia non assumeva la forma di una capanna. La carbonaia veniva
quindi ricoperta da zolle di terra, frasche e foglie, quindi forata con un
bastone per far entrare l’aria necessaria alla combustione. Una volta
completata la carbonaia veniva accesa dal “castelletto”,
salendo con una scala di legno a pioli, con legna precedentemente accesa. Il camino
veniva quindi chiuso con alcuni pezzi di legna ricoperti con grandi zolle di
terra. Tre o quattro volte al giorno si alimentava la carbonaia dal camino e la
stessa veniva continuamente sorvegliata giorno e notte perchè soggetta a
incendio. Dopo circa dieci giorni il capo carbonaro stabiliva, dal colore del
fumo e dalla compattezza della carbonera, se il carbone era pronto. Si
procedeva quindi alla fase della “scarbonatura”.
La tecnica dipendeva dalla grandezza della carbonera. Se era di piccole
dimensioni la scarbonatura poteva essere fatta in un giorno, togliendo man mano
le toppe di terra aiutandosi con un rastrello di ferro e ricoprendo di terra
più sottile il carbone. Successivamente il carbone veniva diviso dalla terra
aiutandosi con un rastrello più grande di legno e accompagnato dentro
recipienti di forma bassa e larghi con un lato mancante, costruiti con corteccia
d’albero intrecciata (“vagli”) e
quindi stoccato in grosse balle di juta. Si usavano anche altri recipienti
fatti sempre con la corteccia intrecciata (“corvelli”)
che avevano la forma di un secchio. Se invece la carbonera era grande, la “scarbonatura” veniva fatta in più
giorni, tenendo presente di ricoprire di toppe di terra la parte della
carbonera rimasta scoperta per la scarbonatura dei giorni successivi, per
evitare l’incendio. La macchia cedua, veniva tagliata a cicli di venti anni. Prima
del taglio si procedeva alla martellatura, che consisteva segnare alberi che
non dovevano essere tagliati (“guide o
matricine”). Si procedeva quindi alla pulitura dei tronchi da rovi e
arbusti per mezzo di roncole e piccole scuri, compito spesso affidato ai più
giovani. Infine si iniziava a tagliare gli alberi, usando accette o una lunga
sega a mano denominata “stroncone”. Per
sezionare il tronco e i rami si usavano strumenti come lo stronconcino, la
scure e la roncola. La legna tagliata veniva condotta verso la carbonaia (costruita
in un punto più basso rispetto al bosco) a mano avvicinandola un pò alla volta
con piccoli lanci, oppure trasportata a spalla, con l’aiuto di in bastone a
forma di forcina (“aseno”).
Fonte: sulla base delle testimonianze di Pasqua Trulli, Maria Stirpe, Maurizio De Carolis.
venerdì 30 novembre 2012
L'alimentazione dei carbonari
La famiglia si alimentava con pane
e pasta fatte sul luogo, polenta,
cereali, aringhe, alici, carne essiccata o conservata in recipienti sotto
aceto, cacciagione, uova prodotte sul luogo, latte di capra.
Una tecnica di caccia era quella
di osservare dove gli uccelli andavano a dormire (“ndo ievano
a pullo”) poi la notte si andava a caccia con la lampada a carburo
che veniva utilizzata per accecare i volatili e con l’aiuto di una pala si procedeva a
colpire gli uccelli. All’esterno della capanna era presente anche un piccolo
orto, ricavato su una piazza carbonera in disuso che veniva innaffiato con acqua proveniente da un precedente utilizzo. Oltre alla
verdura prodotta nell’orto, si mangiavano molte insalate selvatiche, germogli freschi di “vidagghi”, mangiati lessati e
ripassati con aglio e olio, germogli di rovo e un tipo di carlina “cardo santo”
(carlina zolfina). Fra i legumi selvatici le fave (“favucce”) e i piselli. Come
frutta veniva mangiata quella offerta dal bosco: pere e mele selvatiche,
ciliegie, more, sorbe, bacche di rosa selvatica, nocciole, cornioli e faggiole
(frutti del faggio). Venivano anche allevati alcuni animali da cortile:
galline, conigli, tre o quattro capre, maiale. Dopo la realizzazione della
capanna si procedeva alla costruzione del forno che veniva realizzato
costruendo un muro a secco circolare fino ad arrivare ad una altezza di circa
un metro, all’interno veniva riempito di terra sulla quale poste alcune lastre
di pietra quindi si proseguiva ancora con il muro a secco fino a ricoprire le
lastre a forma di cupola e lasciando una apertura per introdurre la legna e
quindi il pane da cuocere; la bocca veniva chiusa con una lamiere oppure con
una lastra di pietra. La capienza del forno era di circa 10 -12 pagnotte di
pane. La natura del territorio dei Monti Lepini è carsica e scarseggia di corsi
di acqua e sorgenti. Per il rifornimento di acqua, bambini e donne, dovevano fare chilometri per trovare una
fonte. Per il trasporto dell’acqua si utilizzavano recipienti di legno a forma
di botticelle “coppelle”. Veniva raccolta anche l’acqua piovana dalle lamiere
del tetto della capanna, oppure conficcando lamine di ferro sui fusti degli
alberi in modo da raccogliere l’acqua piovana che scorreva sul tronco. Un altro
sistema era quello di ammucchiare la neve in grosse buche naturali
("pozzi della neve") dove veniva sezionata, e trasportata alla capanna.
Fonte: sulla base delle testimonianze di Pasqua Trulli, Maria Stirpe, Maurizio De Carolis.
giovedì 22 novembre 2012
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