mercoledì 30 giugno 2010

Dolina nei pressi del Monte Semprevina


Monti Lepini. Una profonda dolina nei pressi del Monte Semprevina
.
(riproduzione riservata)

giovedì 17 giugno 2010

La viola di Eugenia


Un esemplare della "Viola di Eugenia". E' una pianta erbacea che fiorisce sui Monti Lepini in numerosi esemplari a primavera fino ai mesi di Maggio e Giugno. E' legata alla presenza di terreni calcarei e sassosi.

mercoledì 16 giugno 2010

Esemplare di Carpino bianco


Monti Lepini: Un maestoso esemplare di Carpino bianco che si trova nel bosco in prossimità della "Valle le gotte"

mercoledì 9 giugno 2010

Montelanico: Una immagine dell'infiorata


Montelanico: un'immagine dell'Infiorata che si é tenuta domenica 6 giugno 2010

giovedì 27 maggio 2010

La piana di Santa Serena


Monti Lepini: La piana di Santa Serena

mercoledì 19 maggio 2010

Altopiano di Collemezzo. Il laghetto artificiale del Volubro



Monti Lepini: Altopiano di Collemezzo. Il laghetto artificiale del Volubro

lunedì 17 maggio 2010

Campo Montelanico - Civita Norma. Itinerario


Fare click sull'immagine per i dettagli dell'itinerario
.
.
Profilo Altimetrico
.
(riproduzione riservata)

mercoledì 12 maggio 2010

Inghiottitoio di Campo di Caccia

In località Campo di Caccia, a quota 1190m, nel territorio del Comune di Gorga, si trova un inghiottitoio (“oviso” in dialetto) molto interessante dal punto di vista speleologico avendo uno sviluppo di 3400 metri ed una profondità di -610 metri. Le coordinate sono Longitudine: 13°08'37" e Latitudine: 41°37'01". L’oviso si trova vicino ad uno splendido esemplare di faggio secolare e a pochi metri da un interessante pianta di tasso.

lunedì 3 maggio 2010

Il fontanile della Fota


Monti Lepini: Il fontanile della Fota
.
(riproduzione riservata)

giovedì 15 aprile 2010

Il rilievo dell'Ouso di Pozzo Comune




Fonte: Notiziario del Circolo Speleologico Romano

martedì 13 aprile 2010

La capanna lepina


La capanna lepina è giunta fino a noi come testimonianza della forte caratterizzazione di tutto il territorio dei Monti Lepini. I pastori e gli agricoltori usavano questa costruzione abitativa, come ricovero abituale o stagionale, traendo il massimo del beneficio dal territorio circostante. In questi luoghi essi dimoravano a difesa delle greggi, a protezione dei terreni coltivati e dei raccolti stagionali. In alcune zone di montagna si coltivava il grano e la paglia veniva utilizzata come copertura per il tetto delle capanne. Il posto in cui costruire la capanna veniva scelto al seguito del gregge, nel posto reputato più sicuro e lontano dai pericoli (animali selvatici e agenti atmosferici). Lo stazzo era formato dalla capanna e dal recinto dove stazionava il gregge (la mantra). Inizialmente veniva costruito sul nudo terreno un muro in pietre, squadrate in modo rozzo, (jo sergio) alto e spesso circa un metro, con diametro interno dai quattro ai cinque metri. Per l'intelaiatura della copertura conica o a due spioventi, si usavano lunghi e flessibili pali, il tutto a sostegno di ginestre, frasche, felci o paglia. Al suo interno trova posto il focolare, posto al centro direttamente sul terreno battuto o sulle schiazze (lastre di pietra). La ravazzola (giaciglio fatto di paglia, cenci,o di foglie) fungeva da letto. La madia serviva per riporre gli alimenti, le bancozze, (piccoli seggiolini in legno) servivano per sedersi. I terrazzamenti venivano eretti, vicino alla capanna, lungo i pendii dei monti, predisponendo piccoli pianori, allo sviluppo del suolo, altrimenti corroso dallo scorrimento delle acque di superficie. Le terrazze in pietra a secco (macere) erano di varie forme e dimensioni e venivano adattate all'andamento del terreno. La capanna poteva essere adibita anche a ricovero degli attrezzi agricoli, oltre a riparo temporaneo di animali e uomini nel periodo stagionale dei raccolti. Essa rappresentava per il pastore il luogo dove viveva e svolgeva tutte le sue attività giornaliere: governare e mungere gli animali, produrre il formaggio, tosare le pecore, coltivare la terra ma rappresentava un luogo di riferimento anche per altre figure che interagivano con il pastore quali nevaroli, carbonai e piccoli commercianti.
.
(riproduzione riservata)

venerdì 9 aprile 2010

Annullamento escursione

L'escursione di domenica 11 aprile 2010 é annullata causa cattive previsioni meteo sul percorso previsto per l'escursione.

Saluti a tutti

giovedì 8 aprile 2010

Il Tasso: L’albero della morte


In tutta la zona dei Monti Lepini occidentali che va da "Pian della Faggeta", Monte Pizzone, Pian della Croce, Monte Erdigheta, "Monte Semprevisa" e anche in alcune zone dei Monti Lepini orientali ad esempio il Pianoro del lontro, si possono incontrare diversi esemplari di Taxus baccata, una conifera fra gli alberi più longevi. Alcuni esemplari raggiungono dimensioni notevoli. Quello che si trova a Pian delle Faggeta presso la “Fonte dell’acquicciola” raggiunge una circonferenza di 3,85 metri. Questi esemplari sono la testimonianza di un antico bosco esistito oltre 70 mila anni or sono (Mesozoico). In questa conifera i coni si sono trasformati in arilli, composti da una parte esterna rossa carnosa e commestibile e da una parte interna molto dura e velenosa come del resto tutta la pianta. La riproduzione avviene per opera degli uccelli, che mangiano gli arilli, digeriscono la parte esterna ed espellono i semi che non riescono a digerire. Il legno ha la caratteristica di resistere a grosse sollecitazioni sia di compressione che di trazione, Veniva utilizzato nell'antichità per la costruzione di archi e frecce. L'arco della mummia di Similaun, era costruito in Taxus baccata. Da questa caratteristica oltre al fatto di essere molto velenoso gli veniva attribuito la nomea di “Albero della morte”. Le sostanze che contiene questa pianta vengono usate attualmente per la fabbricazione di farmaci utilizzati soprattutto in chemioterapia.
.
(riproduzione riservata)

mercoledì 7 aprile 2010

Arilli di Taxus Baccata


Monti Lepini: Arilli di Taxus Baccata

martedì 6 aprile 2010

L’Ouso di Pozzo Comune

Nel punto più depresso della località di "Pian delle Faggeta" si apre la cavità carsica (in dialetto “Ouso” o “Oviso”) di Pozzo Comune. La grotta raggiunge la profondità di 170 m con 4 salti rispettivamente di 18, 20, 25 e 12 metri (Rilievo completo). L’ingresso della cavità è semi coperto da alcuni alberi. Nei pressi di una piccola parete rocciosa è visibile un piccolo torrente che sfocia proprio all’ingresso della grotta. La parte iniziale è costituita da una galleria con un fondo caratterizzato da gradini rocciosi. Da qui ci si immette in un salone caratterizzato da una volta molto ampia in cui sono presenti molti detriti rocciosi. Un cunicolo immette poi in un ambiente dal soffitto basso. Il crollo di massi di grandi dimensioni è stato causa dell’ampliamento della volta. Alcuni fattori tettonici hanno causato la profondità mentre l’acqua ha causato l’erosione levigando la roccia in questo tratto. Alla base del primo pozzo è infatti presente acqua della falda freatica che sgorga da una fessura impraticabile all’uomo. La pavimentazione del secondo tratto della grotta è dovuta all’erosione della roccia viva interrotta da marmitte e laghetti. Proseguendo nella grotta si giunge alla sommità di uno scivolo roccioso, molto ripido, che immette in un ampio salone sub-circolare. La grotta devia quindi bruscamente verso sinistra e si arriva ad un nuovo salto per proseguire poi per un ripido cunicolo fangoso (unico punto in cui è presente il fango nella grotta). Successivamente l’andamento della grotta continua con una serie di pozzi e cascate. Il fondo del condotto è caratterizzato da marmitte e gradini. Dopo una brusca sterzata le acque arrivano al ciglio di un salto dove la grotta raggiunge, dopo quattro salti, la profondità massima di 170 m. Un sifone dell’altezza di 2 m è la parte terminale del cunicolo.
.
(riproduzione riservata)

giovedì 25 marzo 2010

Il Castello di Sermoneta


Il Castello di Sermoneta visto dalla strada che porta alla Civita di Norma

giovedì 18 marzo 2010

Dal Campo di Montelanico alla Civita di Norma


Da Montelanico si raggiunge il Campo di Montelanico (788 m) dove si parcheggia l’automobile. L’escursione inizia attraversando il campo in direzione sud e si raggiunge dopo pochi minuti la “Pantana Camenardo”, una pozza naturale, oltrepassata la quale, si prosegue mantenendo la recinzione sulla destra fino al suo termine. L’escursione continua in direzione ovest fiancheggiando un muro a secco e quindi si prosegue, verso sud-ovest fra il “Colle della Dogana” e la “Costa delle Tommelle”, fino al termine di un secondo muro a secco. Da qui si continua attraverso una radura fino alla località “jò Santo”. Da qui si prende l’antica strada di collegamento fra i paesi di Norma e Montelanico e si raggiunge prima la località “Ospedaletto”, fino ad arrivare ai ruderi della città di Norba, una antica colonia che i Romani fondarono sui Monti Lepini di fronte alla minaccia dei Volsci.
.
Quota partenza: 788 m
Quota massima: 800 m
Dislivello totale: m. 720
Difficoltà: media
Distanza: 18.000 m
.
Tempo totale: 8h 00min
Ascesa: 3h 30min
Discesa: 3h 30min
Sosta pranzo: 1h 00min
.
Itinerario
.
Profilo Altimetrico
.
Nota: 8 km su asfalto
.
(Riproduzione riservata)

venerdì 5 marzo 2010

Il Volubro


Montelanico: Il laghetto artificiale del Volubro sull'altopiano di Collemezzo

domenica 21 febbraio 2010

Montelanico: La fontana del Biondi restaurata


Il 20 febbraio 2010 è stato un gran giorno per Montelanico. E' stata restituita al paese la sua fontana. La famosa Fontana del Biondi. E si, è stata restituita perché quella che si poteva osservare fino a prima dello scorso Natale non era più la vera fontana del Biondi, perché sia a causa di un restauro azzardato, sia per le ingiurie degli agenti atmosferici ed anche per una manutenzione non confacente, era diventata irriconoscibile. Ora abbiamo la fontana che si presenta ai nostri occhi come il famoso scultore la consegnò ai montelanichesi nel lontano 1891. E' doveroso ringraziare tutti gli attori di questo miracolo, dal Comune, alla Regione Lazio, alla squadra di tecnici che a vario titolo e livello hanno operato questo restauro ed anche alla sovrintendenza dei beni culturali del Lazio. Nel pomeriggio si è svolta presso la sala Garibaldi la cerimonia commemorativa dell'avvenimento alla quale hanno preso parte oltre al sindaco di Montelanico, quelli di Gorga, Cisterna di Latina , Morolo, il Presidente della XVIII Comunità Montana, il referente storico del nostro paese Luigi Roberti, l'assessore competente della regione ed il Sovrintendente che ha vigilato ai lavori di restauro. Grande è stata l’affluenza di cittadini di Montelanico che ha gremito la sala durante gli interventi degli invitati e durante la cerimonia dello scoprimento della fontana.

mercoledì 17 febbraio 2010

Montelanico. Sia apre una voragine nei pressi della via Carpienetana

Una voragine di 6 metri di diametro per una profondità all'incirca di 25 si è generata dallo sprofondamento del terreno avvenuto questa mattina nel comune di Montelanico in via Carpinetana all'altezza del Km 8°. Ad accorgersene è stato il proprietario dell'appezzamento del terreno che si era recato nel campo per fare della legna e resosi conto dell'accaduto ha avvisato i vigili del fuoco arrivati dalle sedi di Colleferro e Montelanico. Da una prima verifica, la presenza di una falda acquifera nel sottosuolo sembrerebbe la causa che ha provocato il cedimento del terreno. (Fonte: Omniroma.it)