martedì 13 aprile 2010

La capanna lepina


La capanna lepina è giunta fino a noi come testimonianza della forte caratterizzazione di tutto il territorio dei Monti Lepini. I pastori e gli agricoltori usavano questa costruzione abitativa, come ricovero abituale o stagionale, traendo il massimo del beneficio dal territorio circostante. In questi luoghi essi dimoravano a difesa delle greggi, a protezione dei terreni coltivati e dei raccolti stagionali. In alcune zone di montagna si coltivava il grano e la paglia veniva utilizzata come copertura per il tetto delle capanne. Il posto in cui costruire la capanna veniva scelto al seguito del gregge, nel posto reputato più sicuro e lontano dai pericoli (animali selvatici e agenti atmosferici). Lo stazzo era formato dalla capanna e dal recinto dove stazionava il gregge (la mantra). Inizialmente veniva costruito sul nudo terreno un muro in pietre, squadrate in modo rozzo, (jo sergio) alto e spesso circa un metro, con diametro interno dai quattro ai cinque metri. Per l'intelaiatura della copertura conica o a due spioventi, si usavano lunghi e flessibili pali, il tutto a sostegno di ginestre, frasche, felci o paglia. Al suo interno trova posto il focolare, posto al centro direttamente sul terreno battuto o sulle schiazze (lastre di pietra). La ravazzola (giaciglio fatto di paglia, cenci,o di foglie) fungeva da letto. La madia serviva per riporre gli alimenti, le bancozze, (piccoli seggiolini in legno) servivano per sedersi. I terrazzamenti venivano eretti, vicino alla capanna, lungo i pendii dei monti, predisponendo piccoli pianori, allo sviluppo del suolo, altrimenti corroso dallo scorrimento delle acque di superficie. Le terrazze in pietra a secco (macere) erano di varie forme e dimensioni e venivano adattate all'andamento del terreno. La capanna poteva essere adibita anche a ricovero degli attrezzi agricoli, oltre a riparo temporaneo di animali e uomini nel periodo stagionale dei raccolti. Essa rappresentava per il pastore il luogo dove viveva e svolgeva tutte le sue attività giornaliere: governare e mungere gli animali, produrre il formaggio, tosare le pecore, coltivare la terra ma rappresentava un luogo di riferimento anche per altre figure che interagivano con il pastore quali nevaroli, carbonai e piccoli commercianti.
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